
L’amico scrive :
Compito arduo parlare del lavoro discografico di un gruppo di amici, specie quando la parola “amici” ha un senso profondo.
Persone con cui sei cresciuto, e non solo musicalmente, che stimi tantissimo artisticamente ed umanamente.
Che ad un tratto hanno deciso di mettere tutta questa umanità e questa musica su un cd tutto loro.
Sandro lo conoscono in tanti per essere il motore profondo (e come tutti i motori profondi mai sufficientemente riconosciuto ed apprezzato) dei Radiodervish.
E quella è una parte della sua musica.
Un’altra parte è quella acustica. Quella parte che ha ascoltato un cd di Maria Kalaniemi anni addietro e ne è rimasta talmente folgorata da dedicarle il titolo di una splendida canzone.
Da uno innamorato di uno strumento storto come un organetto, (malefico aerofono diatonico incompleto a doppio senso alternato) non possono che uscire brani come quelli di quest’album.
Belli. Tutti. Nel senso che non viene nemmeno facile dire come spesso capita, che so io, “quel brano non mi piace”.
Al massimo, come è giusto che sia, ogni ascoltatore potrà avere il suo preferito (o i suoi preferiti) ma sfido chiunque a trovarne uno non bello.
Stessa atmosfera e respiri diversissimi, farcela per undici brani non è compito da poco.
In religiosa preghiera per un cd di solo piano, non posso che godermi due brani come Desert e Das Ende Der Dinge, che vedrei collocati fra le pieghe di un film di Wenders.
La Valle Dei Treni Interi ha la stessa consistenza e bellezza di un sogno che si inizia a sfilacciare appena ci si risveglia.
Adolfo, Massimo e Stefania sono gli altri tre quarti dell' Escargot, e colorano il disco con fiati e corde.
Massimo ci mette anche un suo brano, Norma. Nome di donna. Sapore klezmer.
Adolfo ce ne mette un altro. Mauve. Altro nome di donna. Sapore tanto bello quanto indefinibile.
Nulla di strano considerata la quantità di musiche differenti che si agitano nella testa di quell’uomo.
Coraggio Sandro, ti ci sono volute non so quante ore di lavoro e quante prove di missaggio, ma adesso non puoi fare più niente. E’ andata. E molto bene. Per la nostra gioia :-)
Il giornalista recensisce :
Quartetto barese con un orecchio profondamente attento alle sonorità di oltralpe ed europee.
Undici composizioni proprie estremamente raffinate, con grande cura di suoni ed arrangiamenti.
Notevole equilibrio nella scrittura e nella produzione, visto anche l’inusitato numero di strumenti utilizzati. Organetto in primis. Di cui Alessandro Pipino è una voce nuova ed assolutamente non derivativa esecutivamente e compositivamente.
Difficile a questo punto anche azzardare paragoni, in quanto il disco rivela qualcosa di più di se ad ogni ascolto e, come la piccola gemma che è, mostra sempre differenti sfaccettature.
Dove non possono le parole può l’ascolto (www.myspace.com/quartettolescargot).
Altamente consigliato!
Spero vada bene, Sandro :-)
Un abbraccio