Poi uno scopre che a 300 KM da casa, a Napoli, hanno suonato dal vivo Cheikha Rimitti e la Orchestre Nationale De Barbes. Poi dici che uno si incazza.E a Bari dormono. Dormite, dormite...
Iniziano gli appuntamenti estivi, e nonostante concerti di musiche etniche dalle parti di casa ce ne siano pochi o nessuno, capita che si vada in viaggio e si vedano cose che in media capita di vedere una volta all’anno (se si sa cosa cercare e dove andare)
Il festival di Gennetines è una strana creazione, nato come incontro di amici ed arrivato ad ospitare diverse migliaia di partecipanti. Esiste da quasi venti anni ed è una specie di nirvana degli appassionati di danza tradizionale.
Sette-otto giorni di danze non stop secondo la formula “fai il corso al mattino-fai pratica la sera”
Non si pensi che si tratti di un festival esclusivamente dedicato agli esperti della danza.
Numerose classi nei primi giorni sono dedicate all’ABC del ballo ed alla spiegazione dei passi base di mazurca, valzer, bourrèe, scottish e delle danze più comuni per poter permettere a chi non ha familiarità di potersi godere un buon 70% dei balli.
Per chi è esperto, invece, ed ha una minima voglia di approfondire, le occasioni sono pressochè infinite.
Corsi contrassegnati da uno, due, tre asterischi a seconda della difficoltà, dai titoli talvolta inquietanti come “I branles della vallèe d’Ossau”, “Varianti di gavottes del pays Fisel” o “Le bourrèes croisèe”.
Per chi invece non ballasse, quali buone motivazioni ci sono per andare a stare in tenda per una settimana e pagare circa 30000 lire al giorno di biglietto ?
La risposta è “la musica”. Circa una ventina di concerti al giorno possono accontentare chiunque abbia velleità di ascolti folk.
I livello dei partecipanti? Incredibilmente alto; e se per caso siete musici appartenenti alla categoria organetto/ghironda/cornamusa ci sono ottime possibilità che tornati a casa diate fuoco allo strumento.
Chi ci ha suonato di tanto importante direte voi?
Nel marasma serale (8 concerti in quasi contemporanea su tre fasce orarie) mi hanno profondamente colpito fra i tantissimi partecipanti, il duo Pignol Milleret, due organetti e tromba che giocavano con forti influenze jazz su composizioni per il ballo (e ballavano tutti, credeteci), Terra Maire, madre e figlia, repertorio per il ballo a due voci dalla Guascogna, una intensità bellissima (a settembre overdose radiofonica del loro cd), Bernard Loffet, vecchissima conoscenza, organetto e voce e repertorio bretone, grandissimo trascinatore di ballerini, Stephane Delicq, organettista di livello strepitoso, una musica per il ballo come ce ne sono poche, di un morbido ed elegante senza confronti.
E poi ancora decine di altri, come il ghirondista eccelso Patrick Bouffard, al lavoro sia con la storica formazione de La Chavannèe che con i suoi A4, e tantissimi altri, il duo Freres De Sac, gli Stygiens del genio del diatonico Simone Bottasso,18enne prodigio, i portoghesi MontUxu, una joint venture fra Monte Lunai e Uxu Kalxhus splendidi musicisti con una energia musicale davvero impressionante, brani tradizionali francesi su ritmiche afro.
Persino un paio di gruppi dal sud Italia, con musiche più o meno Impopolari.
Troppi da ricordare, ma impossibili da scordare. E per chi volesse leggere qualcosa di più introspettivo sul festival, qui Sara ha scritto la sua (www.spidersfrommars.splinder.it).
Unica avvertenza… spero vi piaccia l’insalata… ![]()
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